Oscar Wilde

Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, nato e cresciuto a Dublino in un ambiente colto e spregiudicato, studiò a Oxford dove ebbe come maestri J. Ruskin e W. Pater.
Il suo ingegno brillante, i suoi successi letterari e le sue pose eccentriche lo imposero come una delle personalità dominanti nei circoli artistici e nei salotti mondani sia inglesi che francesi.
Visse prevalentemente tra Parigi e Londra, ma con frequenti viaggi in Italia, Grecia e Nordafrica. Nel 1882 si recò negli Stati Uniti per un fortunato ciclo di conferenze sull’estetismo.
Nel 1884 sposò Constance Lloyd, da cui ebbe due figli, ma ben presto il matrimonio naufragò. Tutta l’aristocrazia e la classe dirigente di cui era stato fino a poco prima l’idolo lo abbandonarono a causa della sua relazione con lord Alfred Douglas, che in particolare gli mise contro il padre di questi, marchese di Queensberry. In un processo che suscitò enorme scalpore, fu condannato per omosessualità a due anni di lavori forzati (1895). Scontata la pena, in miseria e abbandonato da tutti, si rifugiò in Francia dove morì tre anni dopo.
Dopo un libro di versi, Poesie (Poems, 1881), nel 1888 pubblicò un volume di favole per adulti, sentimentali e moraleggianti, Il principe felice (The happy prince), delle quali uscì nel 1891 una raccolta accresciuta con il titolo La casa dei melograni (The house of pomegranates); l’umorismo prevale invece nei racconti di Il delitto di lord Arthur Savile (Lord Arthur Savile’s crime, 1891).
I saggi di Intenzioni (Intentions, 1891) esprimono la sua dottrina estetica, mentre le sue riflessioni politiche, ispirate a un anarchismo idealizzato, sono esposte ne L’anima dell’uomo sotto il socialismo (The soul of man under socialism, 1891).
Sempre nel 1891 uscì il suo romanzo più celebre Il ritratto di Dorian Gray (The picture of Dorian Gray), massima espressione del decadentismo e dell’estetismo. Scrisse anche una serie di commedie in cui la polemica sociale è diluita in battute ironiche e paradossi cinici quanto brillanti: ricordiamo Il ventaglio di lady Windermere (Lady Windermere’s fan, 1892), Un marito ideale (An ideal husband, 1895) e L’importanza di chiamarsi Ernesto (The importance of being Earnest, 1895). La sua opera teatrale più celebre è senza dubbio Salomé, scritta in francese nel 1891 per Sarah Bernhardt, rappresentata per la prima volta nel 1896 e successivamente musicata da Richard Strauss (1905).
Nelle ultime opere, De profundis (in prosa, scritta in parte in carcere e pubblicata postuma, nel 1905) e La ballata del carcere di Reading (The ballad of Reading Gaol, 1898), la più celebre delle sue poesie, all’autocompiacimento si è sostituita l’autocompassione e l’orgoglio.
La sua opera è inseparabile dalla sua vita. Non solo predicò l’estetismo, ma volle vivere la propria vita come un’opera d’arte. Il tentativo di conciliare istanze di ribellione e mondanità si riflette nell’atteggiamento verso la società vittoriana, criticata ferocemente ma anche blandita. La sua opera viene spesso accostata a quella di Ch. Swinburne, di W. Pater, di J.-K. Huysmans, e alla pittura dei preraffaelliti e di Gustave Moreau.

Fonte: Enciclopedia della Letteratura Garzanti

 


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Collana: I classici